Biografia
Biografia

Biografia

Ho sempre sentito il bisogno di concretizzare quella strana, e per certi versi troppa, sensibilità con la quale convivo fin da bambino. Quel modo particolare di vedere le cose che mi portava ad approfondire il rapporto che avevo con il mondo circostante, che mi permetteva di “sentire” le persone con cui venivo in contatto, e che mi costringeva a tenere la porta spalancata alle emozioni, impedendomi spesso di trattenere le lacrime anche per quelle apparentemente insignificanti. Intorno all’età di 12 anni, grazie alla cinepresa super 8 di mio padre, ebbi per la prima volta la sensazione di riuscire davvero a esternare quello che avevo dentro. Credo sia stato quello il periodo della mia vita in cui sono rimasto affascinato dalle immagini in movimento.

Eh già, le vecchie super8. Erano pellicole che permettevano di fare soltanto 5 minuti di girato e costavano un occhio della testa.
Io ero diventato la disperazione di mio padre.
Spesso, durante le feste in famiglia che lui voleva filmare per averne un ricordo, approfittando del momento in cui si sedeva per mangiare la torta, gli rubavo la cinepresa e riprendevo di nascosto. Ma lungi da me l’idea di riprendere in maniera tradizionale i parenti che festeggiavano. No, io preferivo sperimentare inquadrature e punti di vista “diversi” che avevo ben stampati in mente ma che, per mancanza di esperienza, non uscivano mai come li avevo pensati.
E così, quando mio padre portava a sviluppare il “filmino” (si chiamavano così all’epoca, non esisteva il concetto di “video” ) trovava all’interno del suo “ricordo di famiglia” diversi secondi di immagini a lui incomprensibili: il pelo del gatto ripreso da molto vicino, e ovviamente fuori fuoco, il filo incandescente di una lampadina accesa, decisamente sovraesposto, l’acqua che usciva dal rubinetto al rallentatore. Insomma, esperimenti.
Nient’altro che esperimenti.
Un bel giorno, forse preso dallo sconforto, decise di regalarmi una pellicola tutta per me. A condizione che io non “sabotassi” più le sue.

Non credevo ai miei occhi, ben cinque minuti di riprese a mia disposizione! Ricordo una grande soddisfazione nel rivedere il girato, ma a quell’età non era che un gioco.
Intanto crescevo.
A scuola non ero esattamente l’alunno che si potesse definire “una cima”, ma a suon di spintoni arrivai comunque a frequentare le medie.
In quegli anni la prof. di musica, ribadendo quanto già segnalato dalla maestra delle elementari, convinse i miei genitori che “avevo molto orecchio”. Da quel momento cominciarono a regalarmi strumenti musicali di ogni genere, dalle pianole giocattolo alle chitarre vere.
Ebbi così tanto contatto con il mondo dei suoni che alla fine mi convinsi che sarebbe stata la mia strada.
Così mi appassionai alla musica e diventai un bassista.

Dopo il militare mi cercai un lavoretto da operaio per finanziare la mia formazione professionale, frequentai il Centro Professione Musica di Milano e arrivai a un buon livello semi-professionale.
Ma non potevo fare a meno, seppur solo mentalmente, di associare i suoni alle immagini. Non riuscivo ad ascoltare un brano musicale senza immaginarlo colonna sonora di qualcosa. A volte mi piaceva un pezzo solo dopo aver visto il relativo videoclip.
In poche parole, non me ne accorgevo, ma prevalevano le immagini ai suoni.

Nel frattempo uscirono sul mercato le prime telecamere VHS dedicate al settore amatoriale.
Enormi.
Pesanti.
Ma soprattutto costose! Il rapporto utilità-prezzo non era compatibile con il tenore di vita della mia famiglia. Non fu facile per me e mio fratello convincere nostro padre ad acquistarne una, ma facendo una forte leva sul suo punto debole, i ricordi di famiglia, a un certo punto cedette alla tentazione. E così, per i miei esperimenti video, mi trovai a disposizione uno strumento decisamente meno affascinante della cinepresa ma senza dubbio più performante.
Ma il mio obiettivo ormai era la musica. O almeno così credevo.
Ero determinato a diventare un musicista professionista, e con alcuni ragazzi della compagnia di amici che frequentavo la sera, “mettemmo in piedi” una band.

Passarono gli anni e l’informatica si infilò, come la sabbia nel mare, in qualsiasi settore lavorativo. E il mondo della musica non fu certo risparmiato. Fummo costretti a imparare a programmare gli strumenti per fare in modo che comunicassero tra loro durante i concerti, eravamo arrivati al punto che comunicavano di più loro sul palco che noi seduti al bar davanti a una birra.
Per registrare le demo da far sentire ai locali, imparai a utilizzare anche i software per la registrazione multitraccia, molto simili agli attuali software per il video editing.

E così, passo dopo passo, acquistai sempre più dimestichezza con l’utilizzo del pc anche al di fuori dal contesto musicale. Feci dei corsi privati per imparare a programmare e realizzai anche qualche sito web, per i quali si rese necessaria anche la conoscenza di software dedicati alla grafica e all’animazione.
E poi arrivò il momento in cui misi su famiglia.
Mi sposai molto presto, e con la nascita della prima figlia non mi ci volle molto per capire che la vita del musicista non sarebbe stata compatibile con la nuova situazione. Tenni duro ma, lentamente mi convinsi che una vita normale, con un lavoro normale che ci permettesse di vivere fosse la scelta migliore.
Tutto pareva filare liscio, fino all’arrivo della grande crisi economica, quella destinata a rimanere per l’eternità. Persi il lavoro a un’età in cui a un colloquio per un’eventuale assunzione non si è più molto competitivi. Mi rivolsi a diverse agenzie, ma nulla di fatto. A questo punto pensai che forse era il caso di rimboccarsi le maniche e provarci da solo. Sul serio.
Guardai nel bagagliaio che credevo ormai vuoto e trovai: passione per le immagini, competenza musicale, competenza informatica e tanta, tanta energia positiva. Misi tutto in un pentolone, mescolai bene aggiungendo dei nuovi ingredienti: corsi per video operatore, studio e approfondimento dei principali software di video editing e rinnovo delle attrezzature.
E così mi feci strada nel mondo del video professionale. Ho lavorato con professionisti del settore giornalistico e televisivo, ho avuto esperienze con web tv e video per siti internet di ogni genere, mi occupo anche della realizzazione di video aziendali, documentari, anche autoprodotti, e di qualsiasi altro tipo di audiovisio, partendo dalla progettazione, le riprese, il montaggio fino al lavoro finito.
E quindi eccomi qua. Faccio video ormai da un bel po’ di anni. E credo di fare buon uso di quella “strana sensibilità con la quale convivo fin da bambino”, è bastato metterla a servizio della mia passione per le immagini, e il resto è venuto da se.